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venerdì 2 dicembre 2011

L'ASSURDITA' DELLA GUERRA

"Inoltre, nessuno oggi si ricordava del perchè ci si fosse trovati in guerra, né chi avesse vinto, ammesso che qualcuno avesse vinto."
da "MA GLI ANDROIDI SOGNANO PECORE ELETTRICHE?" di Philip K. Dick

Come promesso nel mio post precedente, ecco un estratto da "MA GLI ANDROIDI SOGNANO PECORE ELETTRICHE?" che condivido con voi, per l'interessante spunto di riflessione che offre. Poche semplici parole che però, a mio parere, racchiudono una forte carica per esprimere una verità assoluta, trasversale nel tempo: l'insensatezza della GUERRA (...di qualsiasi guerra).
Questo concetto assoluto e universale (e, vorrei sperare, forse utopisticamente, anche condivisibile da tutti) è espresso in modo altrettanto chiaro nel famoso quadro "GUERNICA" di PICASSO (di cui ho qui riportato l'immagine).
Ecco alcuni approfondimenti trovati in internet riguardanti quest'opera d'arte:
"Rispettando le linee generali del secolo, l'artista spagnolo esprime in Guernica la sua opposizione ai regimi totalitari che si diffusero in Europa nel corso del XX secolo, e lo fa mediante la rappresentazione di un terribile evento bellico: la distruzione, durante la Guerra civile spagnola1936-1939. Picasso leva alta la sua voce contro l'eccidio e si schiera dalla parte degli oppressi. Nell'opera però non ci sono elementi che richiamino al luogo e al tempo; niente ci indica che si tratti di un bombardamento, ad eccezione di quello che, a destra, può sembrare un palazzo in fiamme. È piuttosto una protesta contro la violenza, la distruzione, la guerra in generale.
Il toro, che appare nella parte sinistra del quadro, rappresenta il Minotauro, figura mitica e simbolo di bestialità, che contribuisce proprio ad universalizzare il significato del quadro. La lampada ad olio in mano ad una donna che scende le scale e posta al centro dell'opera, indica la ragione che non comprende il bombardamento e la distruzione (oppure la verità che compare sul luogo dell'orrore); la colomba a sinistra, simbolo della pace, ha un moto di strazio prima di cadere a terra, mentre il cavallo agonizzante simboleggia il popolo spagnolo degenerato. La violenza e la sofferenza traspaiono esplicitamente guardando, sulla sinistra dell'opera, la madre che grida al cielo, disperata, con il figlio senza vita tra le braccia; da contraltare ad essa, l'altra figura apparentemente femminile a destra che alza, disperata, le braccia al cielo. In basso nel dipinto c'è un cadavere, egli ha una stigmate sulla mano sinistra come simbolo di innocenza verso la crudeltà nazi-fascista e nella mano destra stringe una spada spezzata da cui sorge un pallido fiore quasi a dare speranza per un futuro migliore.
L'alto senso drammatico nasce dalle deformazioni dei corpi, dalle linee che si tagliano vicendevolmente, dalle lingue aguzze che fanno pensare a urli disperati e laceranti, dall'alternarsi di campi bianchi, grigi, neri, che accentuano la dinamica delle forme contorte e sottolineano l'assenza di vita a Guernica. Ma esso nasce anche dalle grandi dimensioni del quadro, che impongono i contenuti con evidenza immediata. Enormi dimensioni che furono scelte perché questo quadro doveva anche rappresentare una sorta di manifesto che "esponesse" al mondo la crudeltà e l'ingiustizia della guerra, qualunque essa fosse." (tratto da Wikipedia)

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