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venerdì 24 febbraio 2012

CHIUDI GLI OCCHI E... ASCOLTA VENEZIA

...continuo il "viaggio sensoriale" nel libro "VENEZIA E' UN PESCE" di Tiziano Scarpa... nel capitolo intitolato "Orecchie", mi soffermo su questo splendido passaggio:
"Chiudi gli occhi (...) Uno scrittore cieco diceva che per lui una bella giornata è una giornata di vento, di pioggia. Gli alberi si fanno sentire, accartocciano l'aria lì in fondo. La densità degli scrosci d'acqua, il loro impatto con le cose lascia indovinare la forma della città: qui c'è un palazzo altissimo, di là la tenda di un bar.
A Venezia la stessa nuvola rovescia secchiate oblique su un campo, ma riesce a centrare con poche frecce d'acqua le calli strette: le gocce si fanno all'improvviso più sottili, eppure questa grondaia fiotta, il canale lì dietro è pieno di cerchietti, come se un miliardo di pescatori stesse gettando la lenza nello stesso istante. Con un po' di esercizio potrai riconoscere a orecchio la pioggia più impalpabile, sentirai la nuvola più leggera, udirai le goccioline sospese raso terra, ascolterai la nebbia.
I tacchi che risuonano mentre cammini di notte nelle calli sono la punteggiatura della tua solitudine.
La tua giornata viene affettata in ore e mezz'ore dai rintocchi delle campane. A mezzanotte rintrona la madre di tutte le campane: la marangona del campanile di san Marco comanda il silenzio."

mercoledì 22 febbraio 2012

"VENEZIA E' UN PESCE" di Tiziano Scarpa

Ciao a Tutti! Collegandomi al mio post precedente, desidero darvi qualche informazione in più sul bellissimo libro "VENEZIA E' UN PESCE" di Tiziano Scarpa.



Il titolo è piuttosto curioso... la prima cosa che viene in mente (anche guardando la copertina) è il riferimento alla forma stessa di Venezia. Volendolo vedere in senso simbolico, però, possiamo aggiungerci anche un'altra valenza: Tiziano Scarpa, nato e cresciuto a Venezia, ritrae Venezia come un organismo primitivo e avvolgente, materno e misterioso, come ogni origine. Venezia è un pesce, "è dalla notte dei tempi che naviga". Come si può non vedere nell'immagine del pesce mitologico quella del mare, cioè dell'origine - materna per definizione? 
Finchè non ci si approccia a questo libro, si può essere portati a pensare che di Venezia sia già stato detto praticamente tutto, da poeti, romanzieri, viaggiatori di tutto il mondo. Eppure l'autore riesce a mostrarci Venezia sotto una nuova luce.
Potremmo definire questo libro una "guida atipica", molto sui generis e anche molto innamorata. Non parla dei soliti itinerari, quanto piuttosto di esperienze "fisiche" ed "emotive" fatte a Venezia (o, forse, sarebbe meglio dire "fatte DI Venezia stessa") attraverso parti del corpo e sensazioni. Davvero originale!
Leggendo questa "guida" si possono provare peripezie sensitive e sentimentali che si vivono solo a Venezia; perchè Venezia, prima ancora che un'anomalia urbanistica, è un modo insolito di stare al mondo, è l'esistenza reinventata da cima a fondo.
Prendiamo ad es. il primo capitolo intitolato "PIEDI"... dice che a Venezia non bisogna seguire i cartelli con le varie indicazioni ("Alla ferrovia", "Per San Marco", ...), bensì girovagare a caso, senza fretta e senza meta... Bisogna imparare a vagare, a vagabondare, disorientarsi, bighellonare... Tutte indicazioni che predispongono subito in modo positivo, facendoci entrare in uno strano "mondo a parte", dove il traffico stradale è completamente inesistente, e di conseguenza anche buona parte dello stress e nervosismo ad esso connessi.
Scorrendo questo capitolo, si trovano queste indicazioni:
"Il primo e unico itinerario che ti suggerisco ha un nome. Si intitola: A caso. Sottotitolo: Senza meta. Venezia è piccola, puoi permetterti di perderti senza mai uscirne davvero. Male che ti vada, finirai sempre su un orlo, una riva davanti all'acqua. Non c'è nessun Minotauro in questo labirinto (...) SMARRIRSI è l'unico posto dove vale la pena di andare."
...prossimamente condividerò con voi qualche altro passaggio interessante...

lunedì 20 febbraio 2012

CHE VOLTO-MASCHERA INDOSSI?

...prima che il CARNEVALE finisca, voglio condividere con voi un estratto (che mi è particolarmente piaciuto e che parla di maschera/travestimento/identità) dal libro "VENEZIA E' UN PESCE" di Tiziano Scarpa:
"VOLTO in veneziano significa maschera, come PERSONA in latino.
Gli studi di antropologia sul Carnevale ti spiegano che tra l'Epifania e la Quaresima il mondo si capovolgeva. Il figlio mancava di rispetto al padre, ci si scambiava di sesso, non era più vietato sbeffeggiare il re. Tutto questo serviva a confermare l'ordine dell'universo. Trasgredire la legge significava celebrarla. Violarla una volta sola, durante una festa comandata, equivaleva a riconoscere la sua signoria su tutto il resto del tempo.
A Venezia si gira portandosi addosso la propria faccia per ciò che essa è veramente: un luogo pubblico. E' una città dove non esiste la privacy. Ci si incontra in continuazione, ci si saluta sette volte al giorno, si continua a parlare allontanandosi, a venti metri uno dall'altro, alzando la voce in mezzo ai passanti. Le finestre dirimpettaie sono dall'altra parte della calle: a un metro di distanza. E' molto difficile fare le cose di nascosto, avere una doppia vita, nascondere le proprie frequentazioni, le tresche, gli adulteri.
Se abiti qui ti viene voglia di fare una passeggiata liberatoria lasciando a casa te stesso, una camminata per prendere un po' di respiro dalla tua personalità. Abbandoni i tuoi pensieri, ti dimentichi di te. Esci e ti limiti a guardarti intorno, vorresti che fosse il paesaggio a pensare al posto tuo mostrandoti una serie di spettacoli da contemplare, rumori, odori, scene di cui prendere atto e basta: ma ecco che trovi subito qualcuno che ti saluta, ti chiama per nome, ti restituisce a te stesso, ti ricorda chi sei.
Henry James ha scritto che Venezia è come un interno, un appartamento fatto di corridoi e salotti: si cammina sempre dentro, non si è mai veramente fuori, non esiste l'esterno nemmeno per la strada.
Apparentemente (che è come dire: mascheratamente) la passione veneziana per la maschera è nata da questo bisogno di incognito, di protezione per la propria identità. Perchè questa è una città dove la vita pubblica ti costringe a tirar fuori il tuo carattere fino alla superficie della faccia, a trasferirlo in permanenza dall'anima al volto."
...e voi che VOLTO-MASCHERA indossate...?